Ogni volta che si parla di regole AGCOM per influencer, la discussione finisce sempre lì: l’elenco di chi ha 500mila follower. Risultato? Il creator con 8mila follower che riceve una crema in regalo pensa “tanto non mi riguarda” e la mostra in un reel senza scrivere nulla. Errore. Le soglie decidono chi si deve iscrivere a un elenco. Le regole sulla pubblicità, invece, valgono per chiunque ottenga qualcosa dai social, anche solo un prodotto gratis o una commissione su un link affiliato. Qui trovi cosa vale per chi, quali diciture AGCOM accetta (e quali no) e come metterle in reel, stories e live senza rovinare il montaggio.
Regole AGCOM per influencer: il quadro in 60 secondi
Il percorso è stato lungo, quindi facciamo ordine:
- Gennaio 2024: AGCOM approva le prime linee guida per gli influencer con la delibera 7/24/CONS.
- 23 luglio 2025: arriva la delibera 197/25/CONS, pubblicata il 5 agosto 2025. Aggiorna le linee guida, abbassa le soglie e introduce un Codice di condotta e un elenco pubblico degli influencer “rilevanti”.
- 16 marzo 2026: AGCOM pubblica le FAQ operative, cioè le risposte pratiche a domande tipo “dove metto l’ADV in una story?” o “un prodotto regalato va dichiarato?”.
Le norme di riferimento sono il Testo unico dei servizi media audiovisivi (TUSMA, d.lgs. 208/2021), il Codice del consumo, la Digital Chart dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria e le regole delle singole piattaforme. Le FAQ non sono vincolanti in senso stretto, ma ti dicono esattamente come ragiona chi poi deve valutare i tuoi contenuti. Ignorarle è come ignorare le indicazioni dell’arbitro prima della partita.
Chi è “influencer” per AGCOM (spoiler: probabilmente tu)
Per AGCOM è influencer chi crea o seleziona contenuti diffusi online, ne controlla le scelte editoriali e lo fa per ottenere un corrispettivo: soldi, ma anche prodotti, servizi, sconti, affiliazioni o qualsiasi altra utilità. Non conta quanti follower hai. Conta se dai social tiri fuori un vantaggio economico, diretto o indiretto.
Tradotto: se hai un link Amazon affiliato in bio, se ricevi pacchi, se un locale ti offre la cena in cambio di una story, per AGCOM sei dentro. E non esiste una soglia minima: anche un omaggio da pochi euro fa scattare l’obbligo di dichiararlo.
Influencer “rilevante”: soglie, elenco AGCOM e dicitura in bio
Qui entra in gioco la parte che finisce sui giornali. Sei un influencer rilevante se superi, su almeno una piattaforma, una di queste due soglie (basta una, non servono entrambe):
- 500.000 follower, contati al trentesimo giorno prima dell’invio del modulo;
- 1.000.000 di visualizzazioni medie mensili, calcolate sommando le visualizzazioni degli ultimi sei mesi e dividendo per 6 (contano anche le visualizzazioni ripetute dello stesso utente).
E se superi la soglia su una sola piattaforma, linee guida e Codice valgono su tutti i tuoi account. Hai 600mila follower su TikTok e 20mila su Instagram? Le regole rafforzate si applicano anche su Instagram.
La trappola delle visualizzazioni
Tutti guardano i follower, pochi fanno il conto delle views. Ed è lì che si rischia la sorpresa. Prendi un creator TikTok con 40mila follower che in sei mesi fa due video virali: 4 milioni di visualizzazioni a maggio, 3 milioni a giugno, poco o niente negli altri mesi. Media: 7 milioni diviso 6, circa 1,17 milioni. Soglia superata, con 40mila follower. Se hai avuto un picco recente, apri gli analytics e fai il calcolo, conservando gli screenshot: è proprio quello che AGCOM suggerisce quando la piattaforma non ti dà il dato già pronto.
Come funziona l’elenco
- Iscrizione: tramite il web form sul sito AGCOM, con documento d’identità e un recapito (PEC o domicilio digitale, tuo o del legale o dell’agenzia che ti rappresenta).
- Scadenze: la prima iscrizione andava fatta entro il 5 febbraio 2026. Chi supera le soglie dopo deve compilare il modulo appena possibile. L’elenco si aggiorna due volte l’anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, e le variazioni finiscono nella prima finestra utile.
- Dicitura in bio: chi è nell’elenco deve scrivere nel profilo “in elenco AGCOM” (per gli avatar e i personaggi virtuali: “soggetto virtuale in elenco AGCOM”).
- Non è un albo: nessun esame, nessuna abilitazione professionale, nessun direttore responsabile. È un registro pubblico di trasparenza.
Piccola nota di costume: AGCOM si aspettava circa 2.000 iscritti, le domande hanno superato le 5.000. Tanta gente ha scambiato l’elenco per un bollino di prestigio da mostrare ai brand. Non lo è. Se sei sotto soglia, iscriverti non ti rende più professionale, e scrivere “in elenco AGCOM” in bio senza esserci davvero è il modo più rapido per fare una figuraccia. Prima di metterlo, controlla sulla pagina ufficiale AGCOM di comparire effettivamente nell’elenco pubblicato.
Ultima cosa, la più importante: non iscriversi non ti esonera. Se superi le soglie, le regole rafforzate valgono comunque, iscritto o no.
Le regole AGCOM per influencer che valgono per tutti: la pubblicità
La regola base è una sola: se un contenuto ha finalità promozionale, chi lo guarda deve capirlo subito, senza cliccare, scorrere o aprire la descrizione. Tutto il resto è applicazione pratica di questo principio.
Cosa conta come pubblicità
C’è pubblicità quando c’è un pagamento, un beneficio anche non in denaro, un accordo di promozione, un link affiliato o un codice sconto, insomma qualsiasi vantaggio per te in cambio di visibilità al brand. Sì, anche il link affiliato alla videocamera che usi davvero e che consiglieresti comunque.
Le diciture che passano e quelle che no
Accettate: “Pubblicità”, “Advertising”, “ADV” (anche nella forma “ADV + nome brand”), “Sponsorizzato da…” e formule equivalenti, immediate e non ambigue.
Non bastano o non vanno bene:
- “In collaborazione con” / “in partnership with” per un lavoro pagato: per AGCOM non chiariscono che si tratta di pubblicità. Sì, proprio la formula che mezza Instagram usa da anni.
- Il solo tag del brand, il link o il codice sconto: non sono una dichiarazione.
- Il solo strumento “Partnership retribuita / Contenuti brandizzati” della piattaforma: utile, ma non sostituisce la dicitura testuale. Usali entrambi.
- “Supplied by” / “fornito da”: non sono diciture di riferimento.
- “#noadv”: ambiguo. Se proprio vuoi segnalare un contenuto spontaneo, scrivi qualcosa di chiaro tipo “contenuto personale, nessuna collaborazione”.
Regali, inviti, sconti ed eventi
- Prodotto regalato: “gifted by…” o “prodotto inviato da…”. Puoi ometterlo solo se valgono tutte insieme queste condizioni: il prodotto non è il protagonista, non si vedono loghi riconoscibili, non c’è una collaborazione in corso, il prodotto non è già comparso in contenuti ADV o gifted e non concedi al brand di riusare il contenuto. Basta che ne salti una e la dicitura serve.
- Sconti: se è uno sconto personalizzato legato al tuo essere creator, va trattato come un omaggio. Se è lo sconto dei saldi o della newsletter che hanno tutti, no.
- Eventi e ospitalità: se hai un contratto con il brand, “ADV”. Se sei solo invitato (evento, hotel, ristorante, viaggio), “invitato da…” con il nome di chi ti ospita.
- Contenuti dopo l’evento: il recap pubblicato due settimane dopo va dichiarato se il brand o l’evento si riconoscono. Dopo la fine di una collaborazione, AGCOM consiglia per prudenza di mantenere la dicitura almeno per i tre mesi successivi nei contenuti ancora legati al prodotto.
- Prodotti misti: nel classico “cosa uso per girare” con roba comprata e roba regalata, specifica voce per voce cosa è gifted e cosa è ADV.
- Beneficenza: un contenuto gratuito per un brand o un ente resta promozione. Va dichiarato, anche con una formula che indichi la gratuità.
- Autopromozione: nessuna dicitura se promuovi opere di cui sei autore o interprete (un libro, un brano) o un marchio che coincide con il tuo nome o nickname, e non c’è nessun committente terzo.
Formato per formato: dove mettere la dicitura
Questa è la parte che interessa davvero a chi monta video ogni giorno. Le FAQ sono molto precise:
Post e caroselli
Dicitura all’inizio della caption, comunque prima del “altro”. Se usi hashtag, quello di disclosure va tra i primi tre. L’#adv sepolto dopo trenta hashtag di nicchia non conta.
Reel, TikTok e video YouTube
Doppio passaggio: scritta in sovrimpressione nelle prime scene e dicitura in descrizione. Consiglio da sala di montaggio: in CapCut (o nell’editor che usi) salvati un preset di testo “ADV · NomeBrand”, leggibile, con buon contrasto, e piazzalo nei primi secondi dentro la zona sicura, lontano da caption, pulsanti e barra dell’audio. Una scritta grigia su sfondo chiaro che dura mezzo secondo è tecnicamente una disclosure, nella pratica un tentativo di nasconderla.
Per i video lunghi su YouTube la regola è la stessa. Il mio consiglio in più: dillo anche a voce all’inizio. Costa tre secondi e toglie ogni dubbio.
Stories
Sovrimpressione ben leggibile su ogni story promozionale, non solo sulla prima della sequenza. Chi arriva alla terza story non ha visto la prima.
Dirette
Overlay visibile durante la live e disclosure ripetuta a voce, soprattutto quando fai call to action tipo “usate il mio codice”.
Repost e link affiliati
Se ripubblichi contenuti legati a un brand con cui hai un rapporto, servono dicitura e nome del brand. Per i link affiliati in bio o in descrizione, una riga chiara tipo “Link affiliati: se acquisti, guadagno una commissione” fa il suo lavoro.
Filtri, minori e cose che non puoi promuovere
Filtri e ritocchi
Vanno dichiarati se alterano in modo sostanziale la percezione: standard estetici irreali, effetti attribuibili al prodotto, modelli irraggiungibili. Le correzioni marginali no. Una color correction su un reel di viaggio va benissimo. Un filtro levigante sulla pelle mentre recensisci un siero anti-imperfezioni è esattamente il caso da dichiarare, perché attribuisci al prodotto un effetto che ha fatto il filtro.
Minori
Niente contenuti che possano nuocere allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori, niente leva sulla loro ingenuità, niente spinte a convincere i genitori a comprare. Se nei tuoi video compaiono bambini: tutela della dignità, nessun dato personale, nessuna strumentalizzazione. Per gli alcolici: mai rivolgersi ai minori, mai associarli a guida, prestazioni o benefici per la salute, mai incoraggiare l’eccesso.
Vietato, punto
Non si promuovono gioco d’azzardo, tabacco e prodotti con nicotina (comprese sigarette elettroniche e liquidi), farmaci e trattamenti con obbligo di ricetta, e non si usano tecniche subliminali. Vietati anche i contenuti che incitano all’odio o alla discriminazione e il cyberbullismo. Nessuna dicitura ti salva qui: sono vietati e basta.
Sanzioni: quanto si rischia davvero
Sulla carta le cifre fanno paura: fino a 250.000 euro per pubblicità occulta e violazioni sulla trasparenza, fino a 600.000 euro per le violazioni sulla tutela dei minori. AGCOM però parte di solito da richieste di adeguamento e diffide, e le sanzioni sono proporzionate alla gravità, alle condizioni economiche del creator e a quanto ha fatto per rimediare.
Per un creator piccolo o medio il rischio più concreto, onestamente, è un altro. I brand seri hanno iniziato a mettere queste regole nei contratti, e un contenuto non conforme può significare rifarlo gratis o perdere il cliente. In più la pubblicità ingannevole resta anche materia dell’Antitrust (AGCM), che negli ultimi anni ha dimostrato di non avere paura dei nomi grossi.
Gli errori più comuni (che probabilmente stai facendo)
- Scrivere “in collaborazione con” su un contenuto pagato.
- Mettere #adv in fondo, dopo una muraglia di hashtag.
- Affidarsi solo all’etichetta “Partnership retribuita” della piattaforma.
- Mettere ADV solo nella prima story di una sequenza.
- Non dichiarare un prodotto regalato perché “tanto non mi hanno pagato”.
- Usare link affiliati senza dirlo.
- Scrivere “in elenco AGCOM” in bio solo perché fa figo.
Il verdetto
Le regole AGCOM non sono la burocrazia infernale che qualcuno racconta. L’iscrizione all’elenco riguarda poche migliaia di persone in Italia. Per tutti gli altri, l’obbligo vero si riduce a una cosa: rendere evidente quando un contenuto è pubblicità. Cinque secondi di sovrimpressione e una parola giusta all’inizio della caption. E diciamolo: il pubblico ormai la pubblicità la riconosce comunque, quello che non perdona è sentirsi preso in giro. Una disclosure chiara non ti fa perdere credibilità, nasconderla sì.
Il consiglio pratico: oggi stesso salva nel tuo editor un preset “ADV” e uno “Gifted by”, e rileggi le caption degli ultimi contenuti sponsorizzati. Se trovi un “in collaborazione con”, sai cosa fare.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza legale. Aggiornato al 16 ottobre 2026, sulla base della delibera AGCOM 197/25/CONS e delle FAQ ufficiali di marzo 2026.

