App ArtCraft: ho provato i cloni gratis di Adobe fatti con l’IA

Le app ArtCraft sono spuntate su GitHub a inizio ottobre e in pochi giorni hanno fatto più rumore di un keynote Adobe: sette programmi gratuiti e open source che rifanno Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Lightroom, After Effects, InDesign e Acrobat. Stessi menu, stesse scorciatoie, stessa disposizione dei pannelli. Nomi un filo meno fantasiosi: PhotoCraft, VectorCraft, FilmCraft e via così.

La parte che fa davvero discutere è un’altra: gran parte del codice l’ha scritta un’intelligenza artificiale, in meno di due settimane di sviluppo pubblico. Ho fatto tre cose che in giro non ho visto fare: ho messo FilmCraft alla prova con i video del mio iPhone, ho rifatto i conti sui prezzi Adobe in Italia e ho guardato la questione legale dal lato europeo, non da quello americano.

Cosa sono davvero le app ArtCraft

ArtCraft nasce come studio di intelligenza artificiale per immagini e video, fondato da Brandon Thomas: 15 anni nel software, ex CEO di Storyteller.ai ed ex ingegnere di Square. A inizio ottobre 2026 ha pubblicato le “Crafting Apps”, sette programmi scritti da zero in Rust (un linguaggio di programmazione) e compilati come app native per macOS, Windows e Linux. Sei girano anche dentro una scheda del browser. FilmCraft no: solo desktop.

App ArtCraftCosa rifàStato dichiarato (10 ottobre)
PhotoCraftPhotoshopEarly alpha
VectorCraftIllustratorIn sviluppo
FilmCraftPremiere ProIn sviluppo (alpha)
LightCraftLightroomIn sviluppo
PdfCraftAcrobat ProEarly alpha
EffectCraftAfter EffectsIn sviluppo
DesignCraftInDesignIn sviluppo

Licenza MIT o Apache 2.0, niente abbonamento e, a detta dello sviluppatore, niente telemetria, quindi non si è profilati. Chi paga, allora? L’altro business di ArtCraft: la vendita di crediti per i suoi modelli di generazione di immagini e video, che compaiono anche dentro le app accanto a modelli di terze parti. Sono opzionali: le app funzionano senza.

Il movente dichiarato è molto umano: Thomas si era stufato delle penali di disdetta di Adobe. Non è un capriccio: negli Stati Uniti il governo aveva fatto causa ad Adobe proprio su quelle penali, chiudendo a marzo 2026 con un accordo da 150 milioni di dollari, senza ammissione di colpe.

Come si rifà Photoshop con l’intelligenza artificiale

Il ruolo dell’IA (e di un umano che sa cosa chiederle)

Ogni repository registra i modelli di IA citati nei commit, cioè nei singoli salvataggi del codice. Secondo un conteggio, 3.876 commit su 5.031 (circa il 77%) indicano Claude Opus 5.5 di Anthropic come coautore, quindi l’intelligenza artificiale maggiormente utilizzata, con quote minori per altri modelli Claude, Codex di OpenAI e GitHub Copilot.

Non è però “ho scritto un prompt ed è uscito Photoshop”. Thomas lavora con Rust da circa dieci anni e la guida di FilmCraft descrive un ciclo molto strutturato: l’agente IA sceglie il compito, scrive prima i test, costruisce la funzione e la verifica pilotando l’app accesa. A un umano chiede il permesso solo per licenze, spese e pubblicazioni.

Perché oggi è possibile (e dieci anni fa no)

La ricetta ha tre ingredienti, e nessuno è magia:

  • Un modello da copiare. Photoshop e Premiere esistono e si comportano in modo osservabile. L’IA è bravissima a ricostruire qualcosa di misurabile; inventare Photoshop nel 1990 era un’altra storia.
  • Specifiche pubbliche. Il formato PSD è documentato da Adobe, i codec video H.264 e HEVC hanno specifiche pubbliche. FilmCraft si è scritto i propri codec partendo da quelle.
  • Test automatici a tappeto. PhotoCraft è stato sottoposto a più di 1.700 test: un agente che verifica da solo se ha rotto qualcosa lavora molto meglio di uno che va a tentativi.

C’è un dettaglio che riassume bene la situazione. Il README di FilmCraft tiene due numeri, misurati il 10 ottobre contro Premiere Pro: copertura delle funzioni circa 86%, ma pronto per il lavoro vero circa 56%. È la differenza tra avere il pulsante e avere il pulsante che funziona bene. Thomas aveva promesso la parità completa con Adobe entro un mese, poi su Hacker News ha corretto il tiro: per il 99% serviranno mesi, non anni. Prossimi bersagli annunciati: Office, AutoCAD e SolidWorks.

Il mio test: FilmCraft con i video dell’iPhone su Windows 11

Gli screenshot ufficiali sono bellissimi, ma a me interessava una cosa sola: FilmCraft riesce a montare i video che giro tutti i giorni con l’iPhone?

Ho installato FilmCraft 0.4.0 con il Launcher ufficiale sul mio PC con Windows 11. Poi ho preso tre clip girate con il mio iPhone:

  • una clip in verticale, con le impostazioni di fabbrica;
  • una clip in HDR, che sull’iPhone è attivo di default e manda in crisi più di un programma;
  • una clip in modalità Cinema.

Il montaggio è quello di un Reel qualunque: formato verticale, 5-8 secondi per clip, una dietro l’altra, ed export in 1080×1920.

Cosa ha funzionato

  • Le clip si importano direttamente, senza doverle convertire prima con altre app.
  • I video verticali restano verticali. Sembra il minimo sindacale, ma più di un programma giovane te li mostra sdraiati.
  • La clip girata con la modalità Cinema non ha alcun problema e mantiene il bokeh artificiale.
  • Il video finale è pronto da pubblicare: verticale, con l’audio a posto.
  • Se hai usato Premiere ti senti a casa: stessi pannelli, stesse scorciatoie, stessi gesti.
  • L’export non è affatto lento. Per 24 secondi di video ci ha messo 65 secondi. Direi più che accettabile. Va considerato però che non c’erano grandi overlay o effetti applicati. Un consiglio: se hai una scheda video NVIDIA, attiva l’accelerazione hardware nelle impostazioni di export, perché di default è spenta.

Cosa non mi è piaciuto

  • I colori HDR sbarellano. La clip HDR viene riconosciuta e portata nel progetto, ma i colori spingono in contrasto e la riproduzione fatica (va a scatti), come spesso accade anche in altri programmi.
  • Windows è il fratello minore. Gli sviluppatori lo dicono apertamente: lo testano meno del Mac, e i video veri girati col telefono sono ancora poco collaudati. Se l’app si apre e si richiude subito, sulla pagina GitHub di FilmCraft c’è una soluzione per alcune schede video AMD.
  • I progetti di Premiere non si aprono. Se vuoi portarti dietro un montaggio già iniziato devi esportarlo prima in un formato intermedio, e non è un’operazione da cinque secondi.

Il mio verdetto: funziona, ed è già tanto per un programma pubblico da due settimane. Ma per un Reel da consegnare stasera, oggi non lo userei.

Quanto costa Adobe in Italia oggi, calcolatrice alla mano

Prezzi del sito Adobe italiano all’11 ottobre 2026, IVA inclusa, piano annuale con pagamento mensile:

Piano AdobeAl meseAll’anno
Creative Cloud Pro (oltre 20 app e IA Firefly)79,96 €959,52 €
Creative Cloud Standard63,51 €762,12 €
Premiere (app singola)26,64 €319,68 €
Photoshop (app singola)26,64 €319,68 €
Fotografia (Lightroom, Photoshop, 1 TB)24,39 €292,68 €
Creative Cloud Pro studenti e docenti19,83 € il primo anno, poi 40,99 €237,96 € il primo anno

Su cinque anni, Premiere da solo fa 1.598,40 €, Creative Cloud Pro 4.797,60 €: più o meno uno scooter nuovo.

Chi si abbona per la prima volta a Creative Cloud Pro oggi paga 39,97 € al mese per i primi tre mesi, poi si torna a 79,96 €. E se ti servono sia Photoshop sia Premiere come app singole, sono 53,28 € al mese, cioè 639,36 € l’anno.

La trappola della disdetta

Secondo le condizioni Adobe, sul piano annuale con pagamento mensile hai 14 giorni per ripensarci con rimborso completo. Dopo, può scattare un costo di annullamento pari al 50% delle rate che mancano alla fine dell’anno.

Esempio concreto: Creative Cloud Pro, disdici dopo 4 mesi. Restano 8 rate da 79,96 €, cioè 639,68 €. La penale è la metà: 319,84 € per smettere di usare un programma. Morale: se vuoi provare ArtCraft, non disdire a metà anno. Segnati la data di rinnovo e decidi lì.

App ArtCraft e legge: cosa può fare Adobe in Europa

Premessa: non sono un avvocato e questa non è consulenza legale. Quasi tutti parlano di “trade dress”, concetto del diritto americano. In Unione europea il quadro è diverso, e per certi versi più favorevole a chi rifà un programma.

Il codice: se non è copiato, non c’è violazione

ArtCraft dichiara un’implementazione “clean room”, a stanza pulita: il software Adobe è stato studiato solo per come si comporta e come appare, il codice nasce da specifiche pubbliche. Il README di FilmCraft afferma che il progetto non contiene codice, icone, immagini, preset o LUT di Adobe. Se è vero, e finora nessuno ha dimostrato il contrario, il diritto d’autore sul codice di Adobe non viene toccato.

Funzioni, scorciatoie e formati: non si possono possedere

Nel 2012 la Corte di giustizia UE (sentenza SAS Institute, causa C-406/10) ha stabilito che funzionalità, linguaggio di programmazione e formato dei file non sono protetti dal diritto d’autore in quanto tali. E chi ha una licenza può osservare e provare il programma per capirne i principi, senza che il contratto possa vietarlo. In Italia il principio è nell’articolo 64-ter della legge sul diritto d’autore.

Altra cosa è decompilare, cioè smontare il codice di Adobe: è permesso solo per l’interoperabilità (articolo 64-quater) e mai per creare un programma sostanzialmente simile. Ecco perché la parola “clean room” pesa così tanto: osservare sì, smontare per copiare no.

L’interfaccia: il punto più scivoloso

Sempre la Corte di giustizia, nella causa C-393/09 del 2010, ha chiarito che l’interfaccia grafica non è tutelata come programma per elaboratore, ma può essere tutelata come opera ordinaria se è originale. E gli elementi dettati dalla funzione tecnica, come menu o pulsanti standard, non contano per l’originalità. Tradotto: disposizione dei pannelli e scorciatoie sono un appiglio debole. Icone e grafica distintiva lo sono di più, e infatti ArtCraft non usa icone Adobe: quelle dell’interfaccia sono disegnate nel codice, quelle delle app sono animali in stile incisione al posto delle sigle colorate di Adobe.

Restano altre strade: eventuali design registrati, la concorrenza sleale per imitazione servile (articolo 2598 del codice civile) se i prodotti diventano confondibili, e i brevetti. Adobe ne ha migliaia, ma in Europa il software “in quanto tale” non è brevettabile, solo le invenzioni con un effetto tecnico: il campo di battaglia più probabile resta quello americano. Sui marchi ArtCraft è stata attenta: nomi propri, nessun logo Adobe e una dichiarazione esplicita di non affiliazione.

Il paradosso del codice scritto dall’IA

C’è poi una questione che riguarda proprio l’Italia. Dal 10 ottobre 2025 la legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale ha modificato l’articolo 1 della legge sul diritto d’autore: sono protette le opere dell’ingegno umano, anche se create con l’aiuto dell’IA, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore. Se tre quarti dei commit portano la firma di un modello, quanto di quel codice è davvero protetto? Per te che lo usi non cambia nulla, per gli avvocati parecchio.

Al 10 ottobre Adobe non aveva commentato pubblicamente. Per l’utente il rischio concreto non è legale, è un altro: che il progetto si fermi. Il codice però è aperto e già duplicato migliaia di volte (FilmCraft da solo conta circa 3.500 fork su GitHub), e i PSD restano PSD.

Conviene? ArtCraft contro DaVinci Resolve, GIMP e gli altri gratuiti

Il vero vantaggio delle app ArtCraft non è “gratis”. Il gratis esisteva già. È “gratis e sai già dove sono i pulsanti”.

StrumentoPrezzoPunto fortePunto debole
FilmCraftGratisStessi pannelli e scorciatoie di PremiereAlpha, HDR ancora da sistemare, poco collaudato
PhotoCraftGratisApre e salva PSD a livelliAlpha, mancano IA e plugin
DaVinci ResolveGratis, Studio circa 295 $ una tantumStabile, colore di riferimentoCurva di apprendimento ripida
AffinityGratis (account Canva)Foto, vettoriale e impaginazione in un’appNiente video, IA solo con Canva Premium
GIMPGratisMaturo, open source da decenniLogica lontana da Photoshop
Adobe Creative Cloud Pro79,96 € al meseStandard del settore, IA integrataCosto e penali di disdetta

Video: DaVinci Resolve resta il riferimento, con la sua salita

Resolve gratuito non ha filigrana, non scade e include montaggio, colore, audio ed effetti. Il problema è la curva di apprendimento: pagine separate per ogni fase, nodi per il colore. Se arrivi da CapCut ti sembra di entrare nella cabina di un aereo. La scommessa di FilmCraft è proprio questa: se conosci Premiere, con J, K, L e gli stessi pannelli, non devi reimparare niente. Oggi però Resolve vince sulla stabilità per distacco.

Foto: GIMP, Affinity e ora PhotoCraft

GIMP è gratuito da decenni e con la versione 3 ha introdotto i filtri non distruttivi. Il suo problema non è che non sappia fare le cose: è che le fa a modo suo, e anni di tutorial Photoshop non ti aiutano. PhotoCraft punta esattamente lì: secondo la pagina ufficiale apre e salva PSD a livelli, con livelli di regolazione, oltre 70 filtri e oggetti avanzati. Ma ArtCraft stessa avverte che non sostituisce ancora Photoshop nel lavoro quotidiano: mancano IA generativa, una ventina di strumenti, tipografia completa e plugin.

Il nome sottovalutato è Affinity: da fine ottobre 2025 Canva l’ha resa gratuita, unendo foto, vettoriale e impaginazione in un’unica app per Mac e Windows (serve un account Canva, l’IA richiede Canva Premium). Oggi è più matura sia di PhotoCraft sia di VectorCraft.

Se monti solo dal telefono

Nessuna app ArtCraft gira su smartphone. Se il tuo flusso è tutto CapCut sul telefono, oggi ArtCraft per te non cambia niente.

Il verdetto: per chi hanno senso oggi le app ArtCraft

  • Paghi Adobe di tasca tua per passione: installa PhotoCraft e FilmCraft con il Launcher ufficiale, provali su progetti non urgenti e decidi alla scadenza annuale. La penale costa più della curiosità.
  • Monti Reel e TikTok per lavoro, con scadenze: resta su quello che usi. Se vuoi uscire da Adobe senza spendere, la scelta solida oggi è DaVinci Resolve.
  • Sei studente: lo sconto Adobe del primo anno resta competitivo, ma c’è un dettaglio interessante. Le scorciatoie di Premiere che impari oggi valgono anche in FilmCraft domani.

La notizia vera non è che qualcuno ha copiato Photoshop. È che copiare è diventato economico. Se uno sviluppatore con un’IA rifà in due settimane l’interfaccia di un programma che ha trent’anni, l’abbonamento mensile ha bisogno di una giustificazione migliore di “sai già dove sono i pulsanti”. E tu, disdiresti Adobe per un’app ancora in alpha?

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Matteo Coletta
Matteo Colettahttps://matteocoletta.it
Content creator indipendente. Mi occupo di video, fotografia, grafica e strumenti di intelligenza artificiale. Testo attrezzatura, applicazioni e workflow per capire cosa funziona davvero nella creazione di contenuti digitali. Racconto il percorso, gli esperimenti e anche gli errori, con l’obiettivo di offrire idee e soluzioni concrete a chi crea contenuti per passione o per lavoro.